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Su ballu e s'argia


Il ballo dell'argia, era un culto che ha accompagnato i Sardi per diverso tempo contro la puntura di quest'insetto. L'argia, è un ragno velenoso e spesso letale; la sua puntura provoca l'intossicazione dell'organismo, accompagnato da forti dolori, portando l'uomo il più delle volte alla morte.

Il rito è rappresentato diversamente secondo le località, però il concetto fondamentale è sempre lo stesso, esso si avvia disponendo il paziente in una fossa e poi ricoprendolo fino al collo con letame.  Intorno all'uomo sono chiamate a danzare 21 donne suddivise in tre categorie: le nubili, le maritate e le vedove. Queste, dovranno grazie a battute ironiche accompagnate da gesti provocatori far ridere il paziente al fine di alleviare la sua sofferenza.
Dopo diversi tentativi se la vittima si è messa a ridere, si può affermare che la guarigione è avvenuta. Questo rito è legato alla divinità lunare, che nel suo triplice aspetto; di fanciulla, di sposa e di vedova è legata perfettamente con i tre modelli di donna che sono richiesti per la danza.  La luna crescente rappresenta la donna nel più vivo della sua giovinezza, quella piena indica la dama maritata e infine la calante indica la dama vedova avviata ormai al declino. Il sette, ossia il numero di donne che compongono la categoria indica quanti passaggi lunari sono necessari per la guarigione. A volte, per la riuscita della terapia è sufficiente la presenza di sole tre lune che devono però rappresentare ognuna una categoria e devono chiamarsi obbligatoriamente Maria.


Esempio più distintivo del rito, era quello di Bolotana, la danza; eseguita silenziosamente ed inanimata, era accompagnata dal suono dei campanacci, come quelli che portavano appesi al collo le capre, con l'intento, nella fase iniziale di allontanare gli spiriti maligni. Altro esempio di rito contro l'argia era quello eseguito a Dorgali. Il malato era deposto all'interno di un forno riscaldato con tralci di vite, la pianta sacra a Dionisio, per dieci minuti; dopo averlo estratto dal forno era avvolto con dei panni caldi e si aspettava con fiducia la guarigione.Veniva definito a Dorgali "micresiare" , ossia introdurre in chiesa. Queste credenze popolari ebbero gran successo fino a quando la medicina le sostituì.


 

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